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Il nuovo sito di Wired e i vecchi tromboni dell’informazione

Il successo di un giornale online dipende in gran parte dalla sua struttura tecnologica. Non c’è più una distinzione netta tra giornalisti, marketing e reparto commerciale; chi la invoca è fuori dal tempo o semplicemente un cretino. Gran parte del traffico di tutti i siti è generato da contenuti leggeri e di servizio; è inutile prendersi in giro e ricordare i bei tempi andati.

Federico Ferrazza, vicedirettore di Wired Italia

Federico Ferrazza, vicedirettore di Wired Italia


Queste sono le prime tre cose che Federico Ferrazza, vicedirettore di Wired Italia, ha imparato negli ultimi tre anni di lavoro nel campo dell’informazione online, da quando cioè è coordinatore della squadra che produce il sito di Wired. L’elenco completo dei suoi 36 insegnamenti l’ha pubblicato sul nuovo Wired.it che ha debuttato oggi, 4 dicembre.
Sono tesi che a molti sembreranno provocatore e che faranno certamente discutere. Ferrazza lo sa, ma non si tira indietro. Basta leggere cosa scrive a proposito dei vecchi tromboni dell’informazione da rottomare, come quelli che sostengono che online non bisogna fare titoli didascalici ma accattivanti: “Oh, avete notato che in rete ci sono i motori di ricerca e non le edicole?!”. Qualche altro esempio: “I giornalisti della carta che decidono di non aggiornarsi al digitale, magari nascondendosi dietro finte battaglie sindacali, sono destinati all’estinzione. Speriamo il prima possibile”. “Molte aziende (non editoriali) comunicano, fanno informazione e intrattengono meglio dei giornali”. ” Gli influencer non influenzano”. “Su Twitter e Facebook c’è tanta spazzatura. Dalle mie parti è prodotta soprattutto dai ‘professionisti dell’informazione’ alla continua ricerca del tweet di celebrità”. Sante parole…

Wired e la retorica del wi-fi libero

Qualche giorno fa Vittorio Zambardino commentava un po’ ironicamente sul suo blog Scene Digitali la retorica della Rete che traspare a volte dagli articoli di Wired: “Ho la sensazione che ai principi di cui si parla con tanta enfasi non seguano poi i fatti”.

Parole che colgono nel segno. Lo conferma l’ultima operazione lanciata proprio da Wired: installare alcune antenne wi-fi in piazza Cadorna a Milano (dove ha sede la casa editrice) per permettere a chiunque di accedere gratuitamente a Internet. “Un giorno faremo la rivoluzione, intanto liberiamo una piazza”, scrive il direttore Riccardo Luna nel suo editoriale sull’ultimo numero della rivista.

Una bella idea, non c’è che dire. Ma funziona? Decine di giornali e centinaia di blog hanno ripreso il comunicato stampa di Wired. Nessuno però, a quanto pare, si è preso la briga di andare a verificare ‘in loco’.

“Chiunque si trovi nei pressi di piazza Cadorna – spiega il comunicato – può usufruire del collegamento gratuitamente per un’ora al giorno, dopo aver effettuato una chiamata (senza ricevere risposta e quindi gratuita) al numero 02-400.30.219, necessaria per identificarsi”.

Semplice, troppo semplice… Infatti non funziona così.

Spiega il responsabile di Green Geek, l’associazione di professionisti delle tecnologie che ha realizzato l’impianto: “Devi cercare GWiFi tra le reti disponibili e, dopo che ti sei connesso, seguire la procedura. La telefonata la devi fare mentre ti registri, seguendo le indicazioni a schermo: quando hai richiesto (inserendo il tuo numero) l’accesso, il sistema verifica che il numero chiamante sia identico a quello inserito e ti fornisce la password”.

La procedura sembra un po’ farraginosa, ma in nome del wi-fi libero bisogna provare. Ecco però un nuovo intoppo: ci sono molte reti wi-fi in piazza Cadorna, ma GWiFi non si trova.

Per fortuna qualcuno nei dintorni ha lasciato aperta la sua rete: per questa volta il principio del wi-fi libero è salvo!

Nella foto, Piazza Cadorna a Milano; in primo piano ‘Ago, filo e nodo’, scultura di Claes Oldenburg & Coosje van Bruggen.

Arriva l’airPad di Wired

Alla Ted Conference di Palm Beach, il 12 febbraio è stato presentato il prototipo di un nuovo tablet pc basato sulla tecnologia Adobe Air e sviluppato – in collaborazione con la casa editrice americana Condé Nast – a partire dalla rivista Wired.
Sul tabled di Wired gli utenti trovano tutti i contenuti tradizionali della rivista e in più nuove funzionalità interattive che arricchiscono l’esperienza di lettura, come il supporto video-audio e la possibilità di navigare facilmente tra le diverse sezioni, grazie a un sistema touch screen simile a quello dell’iPad di Apple.
Tutti i particolari sul blog di Adobe.

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