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La borghesia stracciona del Giornale

A chi si rivolge il Giornale della novella era post berlusconiana? Non alla borghesia illuminata degli odiati salotti progressisti milanesi, ma neppure alla borghesia conservatrice o apertamente reazionaria che ha sempre considerato i palchi alla Scala il palcoscenico della propria mondanità.

La prima pagina dell’8 novembre addita al pubblico ludibrio i ricchi governanti in posa sul palco reale alla prima del Convitato di Pietra di Mozart: il presidente Giorgio Napoletano, il premier Mario Monti (che sarà ricordato come il primo presidente del consiglio ad aver rinunciato al suo compenso) e il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, con le relative consorti.
Sono loro i nuovi nemici individuati da Vittorio Feltri e Alessandro Sallustri: gli sciuri in smoking e le sciure ingioiellate e impellicciate a cui tirare pomodori e uova marce. Esattamente come facevano, quarant’anni fa, i ragazzi del movimento studentesco di Mario Capanna, ora convertitosi a battaglie non meno inconsistenti, come quella contro la polenta geneticamente modificata.
Il nuovo referente del Giornale sembra una lumpenbourgeoisie che è l’altra faccia della medaglia di quel lumpenproletariat in nome del quale nel mitico ’68 ci si scagliava contro i simboli del potere. Una borghesia stracciona, ribellista e piagnona che si dispera per un ritocco di 9 centesimi delle accise sulla benzina – deciso dal governo nell’ambito della megamanovra “per salvare il Paese” (“Benzina sul fuoco” titolava a caratteri cubitali Libero il 7 dicembre) – e non batte ciglio, invece, per i lucrosi aumenti incamerati dai petrolieri a ogni variazione dei prezzi internazionali dei carburanti.
Sarà questa lumpenbourgeoisie a risollevare la diffusione del Giornale, in caduta libera da tempo? E a fornire la base elettorale del nuovo partito dei cento fedelissimi pretoriani da portare alle Camere nel 2013, vagheggiato da Berlusconi?