Il piccolo mondo antico della sinistra slow

Il piccolo mondo antico, il legame con le radici – etniche, locali o culturali – cosa hanno a che fare con la sinistra? Apparentemente poco o niente. La sinistra è sempre stata internazionalista, aperta alle culture, al diverso da sè, alla conoscenza dell’altro, alla scoperta, sia nel senso della ricerca scientifica sia nell’accezione del viaggio alla scoperta di nuovi mondi. L’hombre nuevo della sinistra è sempre stato più un déraciné che un hidalgo legato al suolo patrio e ai valori correlati (dio e famiglia). Apparentemente, dicevamo, perché negli ultimi anni si sono sviluppate correnti in seno alla sinistra che più o meno consciamente si sono appropriate – in nome della difesa dell’ambiente o della lotta alla globalizzazione – di questi valori cari alla destra più conservatrice e reazionaria.

Antonio Pascale (la foto è tratta da You4planet.it).

A rimettere le cose un po’ a posto ci pensa, sull’ultimo numero della Lettura (il supplemento domenicale del Corriere della Sera), Antonio Pascale. L’autore di “Scienza e Sentimento” e di “Questo è il Paese che non amo” prende spunto da un articolo di Ascanio Celestini, pubblicato sull’Espresso, in cui l’attore e scrittore romano stigmatizza il fatto che in Trentino si vendano mele importate dal Cile invece di quelle “politically correct” a chilometro zero.

“Trent’anni fa”, scrive Pascale, “lo scontro era tra le possibilità che il vasto mondo offriva e quello che invece proponeva la tua ristretta terra. A sinistra c’erano sentimenti di inquietudine e di curiosità, a destra sentimenti immobili e non contestabili quali mito e tradizioni locali. Un concetto come l’autarchia era nel bagaglio della destra; ora invece le idee di derivazione autarchica, come il chilometro zero, sono diffuse da movimenti di sinistra come Slow Food, da movimenti ecologisti e da associazioni agricole come la Coldiretti”.

Condivisibile la conclusione di Pascale: “Il mondo è complicato e siamo in tanti; la sinistra deve essere all’altezza dei tempi, evitare slogan e lottare per l’efficienza energetica”. E magari anche per la scienza e il progresso e non per l’oscurantismo e la restaurazione.