Il dono di Hans Fazzari e Domenico Nordio

Serata memorabile il 5 dicembre alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano. Protagonisti il violinista Domenico Nordio e il pianista Hans Fazzari. In programma c’erano la Partita n. 2 in re minore di Bach, la Sonata n. 2 di Eugéne Ysaÿe, la ‘Paganiniana’ di Nathan Milstein e poi alcuni brani di Schubert, Chopin e Kreisler. Un’ora e mezza di bella musica, insomma, suonata da due musicisti molto amati dal pubblico delle Serate musicali milanesi.

Fazzari, che delle Serate musicali è il fondatore e presidente, ha voluto fare un grande regalo al suo pubblico, assecondato da Nordio. Finiti i brani previsti, ha cominciato a estrarre uno spartito dopo l’altro da una cartella gonfia di fogli, improvvisando al piano, accompagnato dal violino, un’emozionante carrellata nella storia della musica degli ultimi tre secoli. Un’interminabile, sorprendente dono che veniva dal cuore, un’ammaliante profluvio di note che ha avvinto il pubblico per oltre tre ore.

Ogni tanto, quasi per spezzare la tensione, Fazzari ha interrotto il fluire delle note raccontando alcuni aneddoti sul suo percorso nel mondo della musica. A cominciare da un commosso ricordo di Shura Cherkassky – “Il più grande poeta che io abbia mai conosciuto” –, alla cui memoria Fazzari ha dedicato la Valse triste di Chopin. Citando il suo maestro Carlo Zecchi – “Sono un allievo di un allievo di Artur Schnabel e di Ferruccio Busoni” – ha ricordato una sua frase, rivolta a lui: “Mi piace molto la sua mano, il suo cervello non tanto”.

Fazzari ha ricordato anche quando, giovanissimo, incontrò per la prima volta il mitico Vladimir Horowitz, in occasione della presentazione di un suo concerto alla Scala: “Io, sconosciuto, osai fargli una domanda, che lui non capì: ‘Ma cosa vuole questo?”, chiese rivolto alla inseparabile Wanda (Toscanini). Negli anni successivi Fazzari ebbe modo di incontrare il pianista ucraino in altre occasioni, ad esempio quando era consigliere della Scala, e Badini, “da grande diplomatico qual era”, convinse Horowitz a tornare a suonare nel teatro milanese. A proposito della Scala, Fazzari ha ricordato anche episodi meno felici, come la rottura tra il soprintendente Paolo Grassi e Artur Rubinstein, e il tentativo che Grassi fece, “una volta mandato dal suo partito a presiedere la Rai”, di bandire il grande pianista dai programmi della tivù pubblica.

Al di là di questi pur godibili aneddoti, il vero dono è stata la musica che ha avvinto tutti per un tempo interminabile e che pure non si voleva che finisse. L’ultimo dono: un’interpretazione quasi jazzistica di White Christmas.

Infine Fazzari si è alzato di scatto, ha salutato un’ultima volta il pubblico e, accompagnato da un commosso e provato Nordio, ha lasciato il palcoscenico salutato dagli ultimi applausi.

E quindi uscimmo a riveder le stelle.