Direttore del Corriere della Sera a 29 anni

Alla direzione del primo quotidiano italiano, il Corriere della Sera, è stato nominato un 29enne: un giovane di belle speranze ma con poca esperienza. Laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi sulla “Questione delle otto ore di lavoro”, qualche articolo scritto sui giornali torinesi per mantenersi agli studi, otto mesi passati a Londra ad approfondire i temi giuslavoristici nel mercato anglosassone. Nella capitale inglese entra in contatto con il Times, di cui apprezza il modo austero e rigoroso di fare informazione. Tornato in Italia, collabora con la Stampa di Torino, poi gli viene offerta la direzione di una piccola rivista bancaria, Credito e cooperazione. Qui conosce un industriale socio del Corriere della Sera che lo fa assumere al giornale come segretario di redazione. È un vero colpo di fortuna: in soli quattro anni, da segretario diventa direttore editoriale e sei mesi dopo direttore responsabile.

Tranquilli, non è il primo passo della rivolta contro la gerontocrazia, auspicata dai giovani indignados. È la storia di Luigi Albertini, direttore del Corriere della Sera dal 1900 al 1925.

L’hanno raccontata ieri sera Piergaetano Marchetti, Flavio Cammarano, Simona Colarizi, Enrico Decleva e Paolo Mieli, all’incontro organizzato dalla Fondazione Corriere della Sera per rievocare la figura del grande direttore del primo Novecento.

Nel giro di 11 anni Albertini portò il Corriere da 30mila a 500mila copie, una cifra mostruosa per quell’epoca, considerato l’analfabetismo e la povertà che affliggevano l’Italia.

Viene spontanea una domanda: un giovane di 29 anni oggi potrebbe essere nominato direttore del Corriere della Sera?

Paolo Mieli ammette onestamente che è impossibile: “Sono diversi decenni che gli editori dei grandi giornali vogliono andare sul sicuro e non sono disposti a scommettere su una giovane promessa. Oggi non c’è proiezione verso il futuro. Si rischia di meno, ma così non si costruisce qualcosa destinato a durare nel tempo, come fecero gli editori al tempo di Albertini”.

Niente speranze per i giovani quindi? “Sulla carta stampata no”, risponde Mieli. “I veri giornali di oggi, quelli su Internet, sono invece affidati a trentenni. Lì c’è la vita e la speranza”.

2 thoughts on “Direttore del Corriere della Sera a 29 anni

  1. Claudio

    La storia insegna che nei momenti di difficoltà, nelle grandi
    crisi, c’è la grande occasione di cambiare. E i grandi cambiamenti richiedono solo l’incoscienza del sogno. Chi oggi ha 30 o 40 anni ha anche l’esperienza necessaria per regalare al sogno la concretezza di Google, la ‘follia ragionata’ della startup, la ‘semplicità’ della collaborazione wiki, la determinazione di chi ha ricevuto in eredità dai propri padri un mondo peggiore di quello che loro hanno ricevuto dai loro padri. La rivoluzione è in atto. Noi spingiamo. Vediamo se il ‘tappo’ salta. E comunque a 30 anni Page e Brin avevano lanciato Google, Zuckerberg aveva trasformato Facebook in una della nazione più grandi del pianeta e Jobs aveva già venduto Apple 2. Forse il Corriere non è così complesso… Coraggio!!

  2. Giacomo

    Beh, che l’innovazione della Rete sia propria dei giovani è un dato di fatto. E’ stato così per il Rock, l’impressionismo, la Radio negli anni 70, le grandi rivoluzioni scientifiche etc. L’approccio “disrupting” alla realtà è proprio dei giovani, creativi ed entusiasti e senza il vincolo degli schemi relazionali e mentali che imbrigliano i più maturi.
    Ma per l’informazione il discorso è diverso, per due motivi:
    1.non credo che il sistema dell’informazione abbia bisogno di un momento di rottura ma di un processo graduale di profonda trasformazione. In realtà di trasformazione ne vedo tanta già in atto: l’apertura alla partecipazione, la vita della notizia in Rete, la cross-medialità, la ricerca di interazione coi lettori, la portabilità su molti device etc… Da questo punto di vista le principali testate hanno lavorato molto bene e puntano nella direzione giusta;
    2. la narrazione della realtà è un’attività che viene meglio ai meno giovani piuttosto che ai giovani. Da sempre i nonni raccontano le storie più belle ai loro nipoti. Posto che ci siano le condizioni dell’onestà intellettuale, della verifica delle fonti e della ricerca delle notizie rilevanti (la mancanza di questo mix è il vero problema attuale!), il servizio informativo è prodotto meglio da persone che hanno più esperienza e ricordi nel loro percorso professionale di quanti affrontano gli stessi temi con la freschezza di una giovane intelligenza. Non che i giovani non debbano fare giornalismo, ovviamente, ma non considero un problema il fatto che l’età media dei direttori dei nostri quotidiani sia intorno ai 60 anni. Semmai è un problema nell’industria, nella politica e nella folta schiera dei funzionari della PA.

    In definitiva, preferisco un Corriere che sa raccontare il mondo ai giovani piuttosto che un giovane direttore del Corriere.

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