Libero.it, la protesta della redazione

L’assemblea dei giornalisti di Libero.it, il portale di Wind, ha emesso un duro comunicato di protesta per la decisione dell’editore di chiudere la testata giornalistica e di affidare la gestione delle news ad Affaritaliani.it, il giornale online diretto da Angelo Maria Perrino (già in passato partner di Wind). Qui sotto il testo del comunicato.

Wind, Affari all’italiana
Chiusa la testata giornalistica interna di Libero.it e rottamati i 15 redattori. Il portale esternalizza l’informazione

In vista dell’annunciato scorporo da Wind, Libero.it perde già i pezzi: sono quelli della sua redazione, 15 giornalisti che l’azienda di telecomunicazioni di Sawiris ha rottamato per affidare la gestione delle news completamente all’esterno.
Perdita del contratto giornalistico o licenziamento? È questo l’aut aut che Wind ha fatto trovare sotto l’albero di Natale ai suoi redattori che da oltre 10 anni si occupavano con successo delle notizie di Libero.it nell’ambito della testata giornalistica News2000.
Detto, fatto: tra qualche giorno la testata non ci sarà più e i suoi giornalisti hanno perso il proprio mestiere e la propria professionalità senza un vero perché.
In un incontro sindacale con l’Fnsi l’editore aveva di recente dichiarato che sul portale non ci sarebbe più stata informazione, ma soltanto qualche contenuto legato alla musica, alla tecnologia, ai trailer cinematografici, al meteo, ai videogiochi e alle scommesse.
Succede invece – come i giornalisti sapevano già da qualche mese in barba alle comunicazioni e alle smentite dell’azienda – che a giorni sul primo portale italiano compariranno le news targate Affari Italiani, un service esterno che si è prestato a scippare il lavoro dei giornalisti interni, violando tra l’altro l’articolo 2 della legge costitutiva dell’Ordine dei giornalisti.
L’operazione è un vero e proprio attacco all’istituto del contratto giornalistico, che dopo 10 anni Wind considera improvvisamente e inspiegabilmente sgradito, nonostante le ottime performance che l’azienda non ha potuto fare a meno di riconoscere alla redazione.
Di più. L’operazione rischia di costituire anche un pericoloso precedente che mina alle fondamenta i diritti e le prerogative dei contratti collettivi nazionali.
E l’operazione è tanto più grave perché portata a termine con impunità in un’impresa sana, dai conti in attivo, che non può certo appellarsi alla crisi per essersi disfatta di un intero gruppo di lavoro. Questa azienda ha dichiarato di non voler fare più l’editore mentre in realtà ha soltanto esternalizzato: una deriva che riteniamo pericolosa per tutta la professione.