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27 marzo 2005

Ignorance and Bliss, 2004, Wayne Zebzda. Dopo aver iniziato la sua attività artistica negli anni '70 realizzando installazioni nelle strade di San Francisco, Zebzda si è trasferito alle Hawaii, dove oggi lavora soprattutto a sculture accidentali (highway art).

Disinformati

"Il dibattito sui dazi contro le importazioni di prodotti cinesi mostra che in Italia c'è scarsa conoscenza delle norme sul commercio internazionale. Per esempio, non a tutti è chiaro che la competenza legislativa sulla politica commerciale non spetta ai singoli paesi, ma alla Comunità europea. Che a sua volta deve rispettare gli accordi Wto. Anche per questo si fa fatica a capire che tutte le strategie commerciali devono confrontarsi con un sistema internazionale improntato su regole precise e condivise da gran parte degli Stati della comunità internazionale".

Lo afferma Claudio Dordi, docente di diritto internazionale alla Bocconi, in un articolo sulla Voce.info intitolato "L'Italia che ignora le norme". Dordi parla di una classe imprenditoriale impreparata, ma la stessa accusa potrebbe essere rivolta anche alla classe politica, per non parlare dell'opinione pubblica in generale.

Una grande responsabilità per questa disinformazione ce l'hanno la stampa e la tv che in Italia - a differenze di quanto accade in altri paesi europei - danno scarso risalto ai temi dell'economia internazionale.

Se ne parla solo come pretesto per qualche inconcludente polemica politica, come quella sulle importazioni cinesi e sui dazi proposti dalla Lega.

Un altro esempio significativo - in un campo diverso - è fornito dalla direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi in Europa. Se venisse approvata, un'impresa polacca potrebbe lavorare in Italia e in qualsiaisi altro paese europeo sulla base delle normative polacche e alle condizioni previste in Polonia (ad esempio per quanto riguarda i contributi per i dipendenti).

In molti Peasi europei il dibattito sulla direttiva è molto acceso. A Bruxelles qualche giorno fa c'è stata una grande manifestatzione delle associazioni e dei sindacati che si oppongono alla sua approvazione. In Francia la questione è al centro del dibattito sul referendum per la costituzione europea: è proprio questa direttiva uno dei motivi che hanno fatto crescere i sostenitori del no (che oggi sono più del 50%).

In Italia, al contrario, non se ne parla proprio, come se la cosa non ci riguardasse. Salvo poi alzare alte grida e lamenti fra qualche anno, quando entrerà in vigore (se sarà approvata).


21 gennaio 2005

Una vittima dello tsunami. La foto è stata scattata da un giornalista di Taiwan che cura su flickr un fotoblog molto frequentato, Heterotopias. La foto ha suscitato reazioni contrastanti tra i visitatori del sito, divisi sull'opportunità o meno di pubblicare immagini così crude.

Tsunami, blog e giornalisti

"Il disastro dello tsunami nel Sud Est asiatico ha mostrato alla stesso tempo la grande forza e la grande debolezza del citizens' journalism, il giornalismo spontaneo dei blogger e dei fotologger".

Lo sostiene Simon Waldman, direttore della divisione Digital Publishing della Guardian Newspapers, la casa editrice del quotidiano inglese The Guardian.

Secondo Waldman, il punto di forza dei blog è chiaramente l'immediatezza dei resoconti in prima persona e l'enorme massa di testimonianze disponibili sulla rete (testi, immagini, video, eccetera).

"Il punto debole è la mancanza di forma, di struttura e, in fin dei conti, di significato di tutta questa massa di informazioni. Una cosa è leggere centinaia di testimonianze, un'altra scoprire qual è veramente la storia".

"Le regole dei media tradizionali - lo spazio, le scadenze, la necessità di avere un titolo, un sommario e una storia coerente invece di un insieme casuale di paragrafi, l'uso dell'impaginazione e la scansione dei pezzi per dare qualche senso, forma e priorità alle notizie - non sono affatto scomode limitazioni. Aggiungono il significato. Aiutano a capire. Senza queste regole è molto più difficile comprendere cosa sta accadendo nel mondo".

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