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31 dicembre 2003

Silence is complicity

I complici di Calisto

Il caso Parmalat è un caso italiano solo nelle sue origini. Nel suo sviluppo è un caso anche americano e internazionale. E' un altro brutto capitolo del disastro morale ed operativo della finanza internazionale. Le banche d'affari che hanno consigliato Parmalat sono le stesse delle varie Enron & Co. I revisori sono gli stessi. Le società di rating sono le stesse.

I trucchi e i meccanismi finanziari legali e societari applicabili sono gli stessi e sono stati inventati da loro...

Coloro che hanno sostenuto Parmalat nei programmi di acquisizioni e di sviluppo forsennato, spesso coinvestendo, si chiamano soprattutto Bank of America, JP Morgan Chase, Merrill Lynch e Citigroup (accanto ovviamente alle nostre immancabili Capitalia, Banca Intesa, San Paolo-Imi).

Lo scrive Marco Vitale, economista d'impresa e presidente di Bipiemme Gestioni, nell'articolo "Un collasso per il sistema Italia con colpe del capitalismo Usa", pubblicato sul Corriere della Sera del 31 dicembre 2003.

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15 dicembre 2003

Gasp! Ciampi non firma

Il testo del messaggio inviato dal Presidente della Repubblica alle Camere per chiedere una nuova deliberazione sulla legge Gasparri.

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14 dicembre 2003

Valigia da viaggio, opera d'arte

"Valigia da viaggio" di Silvia Levenson, vetro lavorato con la tecnica del casting, 1996, dal sito del Museo Bagatti Valsecchi.

Frasi celebri

Il viaggio

Si torna a casa. Molti amici mi chiedono come mai non mi stanco a viaggiare tanto e spesso così lontano. Ci si stanca invece a casa, nella propria città e nel proprio mondo, stritolati dagli assilli e dai doveri, trafitti da mille frecce quotidiane banalmente velenose, oppressi dagli idoli della propria tribù. Inoltre è a casa che ci si gioca, in bene e in male, la vita, la felicità e l'infelicità, la passione, il destino. Il viaggio, anche il più appassionato, è sempre pausa, fuga, irresponsabilità, riposo da ogni vero rischio. Si torna dunque a casa, al mondo adulto, serioso, invadente. Qualche volta, come il protagonista di Mua Oi, il film di Dang Nhat Minh, non si vorrebbe proprio crescere, bensì rimpicciolire, nascondersi, magari - come gli gnomi delle fiabe sotto i funghi - sotto uno di quei grandi cappelli conici vietnamiti che, doverosamente, ci si porta a casa per ricordo.

Claudio Magris, "Il Vietnam che cambia ora su sentieri di pace", Il Corriere della Sera, 14 dicembre 2003.

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8 dicembre 2003

Gasp

Tyler Bender, Gasp, olio su tela, 1996.

Gasp! Ciampi firma la legge

Sic erat in fatis
Così era scritto

Così era nel destino, non ti scacciò la tua colpa,
ma un dio: dalla città ti bandisce un dio offeso.
Non soffri il castigo di un errore commesso ma l'ira di un nume:
vale qualcosa nelle grandi sventure essere immune da colpa.
Al modo che ognuno ha una propria consapevolezza,
così nel suo cuore nutre speranza o timore per le azioni compiute.
Ma non dolerti quasi tu fossi il primo a sopportare tali sventure:
una tempesta simile travolse grandi eroi.

Ovidio, Fasti, Libro I.

Sic et simpliciter
Senz'altro

Non condivido il "grido di dolore" di chi piange, sic et simpliciter, sulla mancata attuazione delle molte promesse che il governo aveva fatto. Prima di lamentarci dovremmo chiederci se quei provvedimenti fossero utili e ben concepiti. Se (come credo) non lo erano, è meglio che non si sia sprecato il denaro dei contribuenti, o impegnate le risorse del "sistema paese", in direzioni sbagliate.

Da un articolo di Giancarlo Livraghi su InterLex, 3 febbraio 2000.

Sic itur ad astra
Così si va alle stelle

Questo libro ("Sic Itur Ad Astra") è basato sulle lezioni tenute dall'astrofisico Andrew J. Galambos nel 1968. Lezioni che introducono le idee veramente rivoluzionarie di Galambos sulla costruzione di una durevole, stabile struttura sociale in grado di garantire la maggiore Libertà possibile per ogni individuo. Il libro rappresenta la nascita di una scienza completamente nuova con cui Galambos dimostra in modo definitivo che il rigore del Metodo Scientifico può essere applicato alla volontà umana.

Il grande cambiamento dal nostro attuale sistema di stato controllato di coercizione alla "Repubblica Naturale" vagheggiato da Galambos è più profondo e porta molto più in là dell'idea base della Rivoluzione Americana: lo svettante ideale che un paese può governare sé stesso senza la guida divina di un Re o di qualsiasi altro potentato; un'idea che non è mai esistita prima nella storia umana.

I lavoro di Galambos porta il concetto di autogoverno della Rivoluzione Americana alla sua logica conclusione con la costruzione di una struttura sociale tanto completa da creare una vera Libertà duratura per la prima volta nella storia. Tutto ciò nel contesto di una associazione veramente volontaria tra tutte le parti e senza la costrizione propria dell'ideologia politica e religiosa.

Da Bridge to Freedom, The Website of Volitional Science.

Sic volo, sic iubeo
Così voglio, così ordino

Certamente, ogni tirannide ha una sola massima principale, "sic volo sic iubeo" (la mia volontà è il diritto), ma i dittatori e i loro scrittori prezzolati cercano varie giustificazioni storico-teoriche all'agire totalitario. Nel caso di Mussolini, le gloriose antichità imperiali italiche, il culto del capo, un socialismo populista eccetera; nel caso di Hitler, la superiorità della razza ariana, la necessità storica di sterminare gli ebrei, la conquista dello "spazio vitale" a est soprattutto, ma anche a ovest.

Da Paolo Bernardini, Aspetti e momenti del pensiero politico contemporaneo, corso di laurea in Scienze politiche, Università degli studi di Torino.

Tyrant

Memmon Atrusk finds Rex Trudeaux in the bowels of the ancient X1 Base, where he has been held in stasis for over 500 years... She prepairs to awaken him. Da The History of Rex Trudeaux.

Sic semper tirannis
Così sia sempre per i tiranni

La storia dimostra che, in certi casi, la violenza è necessaria. "Sic semper tirannis", esclamava già Bruto pugnalando Giulio Cesare che aveva demolito la Repubblica. Molti vecchi terroristi si sono trasformati con il tempo in rispettati uomini di Stato. Per esempio, il generale De Gaulle e tutti i dirigenti francesi usciti dalla Resistenza, definiti terroristi dalle autorità tedesche di occupazione; Menahem Beguin, un tempo capo dell'Irgun, diventato poi primo ministro di Israele; Abdelaziz Buteflika, già responsabile dell'FLN algerino, attuale presidente dell'Algeria; o Nelson Mandela, un tempo capo dell'ANC, poi presidente del Sudafrica e premio Nobel per la Pace...

Da ¿Que es terrorismo? di Ignacio Ramonet, Otra Realidad. Ramonet è il direttore di Le Monde Diplomatique.

Vedi anche "Sic semper tirannis. Nuovi oppressi e nuovi oppressori all'alba del XXI secolo", convegno nazionale del Grande Oriente d'Italia, Palazzo Giustiniani, Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Toscana.

Sic vos non vobis
Così voi non per voi

Parole iniziali di quattro dei cinque esametri che, secondo il racconto dell'antico biografo, Virgilio avrebbe scritto per rivendicare la paternità di due suoi versi, di cui il poetastro Batillo s'era appropriato, ricevendone lodi da Augusto. Si ripetono talvolta a proposito di plagi letterari o simili, o altrimenti, più in generale, per esprimere la delusione nel constatare che altri, e non noi, ha ricavato vantaggio dal nostro lavoro; o anche, con diverso significato etico, per esprimere l'essenza della vita morale, quale sforzo e abnegazione, che ha per fine, non il proprio utile, ma il bene del prossimo. I versi per intero sarebbero stati:

Questi versi io feci, ed altri s'ebbe gli onori;
così voi non per voi fate il nido, o uccelli;
cosi voi non per voi portate il vello, o pecore;
così voi non per voi fate il miele, o api;
così voi non per voi portate l'aratro, o buoi.

Dal Dizionario Enciclopedico Italiano.

Sic transit gloria mundi

Sic Transit Gloria Mundi, maquette di Norman Laliberté.

Sic transit gloria mundi
Così passa la gloria del mondo.

La fortuna ideologica del mondo moderno non si sgretolò insieme con il freddo muro di Berlino, ma sfiorì negli anni torridi del Novecento, quando l'autorità di Hegel fu investita dagli studi tracotanti, che, tra il 1933 e il 1943, due rivoluzionari surreali, Alexandre Kojève e Georges Bataille, pubblicarono per eclissare l'ottimismo storicistico e per dimostrare l'irresistibile inclinazione crepuscolare della filosofia hegeliana.

Sic transit gloria mundi. L'epica battaglia, che, a Stalingrado, vide la sinistra opporsi alla destra hegeliana, si combattè dopo che i due geniali eversori del "moderno", Kojève e Bataille, avevano confutato le due discordanti ragioni di Hegel, immergendole nel non senso, vale a dire nel brodo coribantico delle parole messe fuori da Nietzsche.

Da Giovanni Gentile l'ultimo moderno, Il Tempo, 3 novembre 2002.

Il progresso umano è dolorosamente lento. Ancora peggio, su di esso incombe una minaccia spaventosa: la certezza che un giorno il Sole si raffredderà e tutti noi geleremo. Passeranno milioni di anni, tutti i continenti brulicheranno di uomini di valore e di dottrina. Poi tutto questo finirà e, probabilmente, non ci sarà un nuovo inizio finché il nostro sistema planetario non sarà stato convertito di nuovo in gas incandescente. Sic transit gloria mundi.

Da una lettera di Charles Darwin a J. D. Hooker, 1881, in Disastri di Francesco Santoianni.

Yes and Not

Yes & No, olio su tela di Denis Nassar.

Sic et Non
Sì e no

Il punto di partenza di "Sic et Non" sono le domande critiche: qual è la fonte della verità e da quale autorità dobbiamo accettarla? Questo sito si occupa di tali domanda e della formazione che ne è la risposta.

"Sic et Non" (Sì e no) è il titolo di un'opera del filosofo, teologo e poeta Pietro Abelardo (1079-1142), il più grande maestro della Parigi dei suoi giorni, famoso per la sua storia d'amore con la bella Eloisa e per il suo coraggio intellettuale.

Da Sic et Non, Leichhardt, Australia.

Questo testo è un omaggio alla logica medioevale (e in particolare al maestro Abelardo), o meglio, alla buona abitudine retorica di esplorare un ambito problematico attraverso una contrapposizione di tesi e antitesi. Mi sembra che questa maniera espositiva, oggi un po' dimenticata, sia particolarmente consona alla "retorica ipertestuale", nella quale un concetto non è dato una volta per tutte come fisso e immutabile, ma ha un significato diverso a seconda del punto di vista, del percorso seguito e dell’esperienza del viaggiatore che lo incontra sul suo cammino.

Da Ipertesti: sic et non di Stefano Penge.

"Dubitando perveniamo alla ricerca. Cercando percepiamo la verità"

Dal Prologus di "Sic et non", in Pietro Abelardo di Diego Fusaro.

Sic stantibus rebus
Stando così le cose.

Secondo questo principio (inteso in senso ampio), circostanze straordinarie possono portare alla risoluzione di un trattato. Tali circostanze possono consistere o in una rottura materiale del trattato da parte di uno degli Stati membri, nel venir meno in modo permanente di un elemento indispensabile per l'esecuzione del trattato oppure in un fondamentale cambiamento di circostanze (clausola "rebus sic stantibus" intesa in senso stretto).

Da The International Law of Treaty di Walter Gehr.

Sic
Sistema integrato delle comunicazioni

"Sic", in latino, vuol dire letteralmente "così". E si scrive fra parentesi, spesso con il punto esclamativo, a commento di una citazione che come spiega il dizionario appare sorprendente; oppure accanto alla trascrizione di una parola errata o incomprensibile, perché chi legge non attribuisca lo sbaglio al trascrittore o allo stampatore. Nel linguaggio del regime televisivo, "Sic" significa invece Sistema integrato delle comunicazioni, ma si potrebbe anche tradurre più prosaicamente in Sistema per ingannare chiunque. Un artificio o un raggiro, insomma, per vanificare quel tanto di normativa antitrust che l'Italia ha cercato di darsi finora in campo televisivo e pubblicitario. E che è, o dovrebbe essere, alla base del pluralismo e della libera concorrenza, in un settore nevralgico come quello dell'informazione.

Da Un grimaldello chiamato Sic di Giovanni Valentini, la Repubblica, 11 luglio 2003.

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7 dicembre 2003

misunderstdood1

"Misunderstood" di Ron Lim, particolare di una tavola del 18 novembre 1996, tratta da Sarge, "the world's most violent comic magazine" (clicca sull'immagine per vedere la tavola completa).

L'incompreso

sul New York Times

ROME, Dec. 4 - Prime Minister Silvio Berlusconi said Wednesday night in an interview here that all European countries should rally to American efforts in Iraq and described the intervention there as an important, necessary example of the West exporting freedom.

Mr. Berlusconi, who holds the rotating presidency of the European Union, said there were many ways in which Western countries could and should promote their values, including placing economic sanctions on totalitarian governments.

But, the prime minister added, the "community of democracies" must be prepared to use force in certain cases, as it did in Iraq. He said such an approach might well require "a change in international law, which previously held that the sovereignty of a single state was inviolable."

"Today the West is the only military power, and within the West there is the incomparable supermilitary power of the United States," Mr. Berlusconi said during a 90-minute interview Wednesday night in Palazzo Chigi, the prime minister's official residence here.

"And today we ask if it should be possible, looking to the future, to intervene as exporters of democracy and freedom in the whole world," he added.

He made it clear that he thought it was indeed possible and that his mindset mirrored — and perhaps even went beyond — President Bush's doctrine of pre-emptive intervention to head off terrorist threats.

Dall'intervista di Frank Bruni a Silvio Berlusconi, "Berlusconi Urges Support for U.S. on Iraq", pubblicata sul New York Times del 5 dicembre 2003.

sul Giornale

Non sono piaciute a Berlusconi le interpretazioni date dalla sinistra a una sua intervista al quotidiano americano, secondo le quali il premier avrebbe teorizzato sia la necessità di esportare la democrazia con la forza sia la flessibilità del principio di sovranità nazionale. "Posizioni pericolose" era stato il commento di D'Alema e Rutelli. "Non rispondo a questi signori" fa sapere lui in via preliminare. "E quella dell'esportazione della democrazia con la forza è l'interpretazione maliziosa di cose che io non ho detto, come al solito succede".

Ed ecco allora l'interpretazione autentica: "L'esportazione della democrazia non deve basarsi sulla forza ma sull'informazione, sulla globalizzazione mediatica, sulle televisioni diffuse nei vari Paesi, con l'economia che preveda aiuti ma anche sanzioni. La forza, come è stato il caso dell'Irak, contrasta con la pace mentre ci sono tante altre soluzioni che vanno esperite per far sì che la povertà, causa prima del terrorismo, possa essere sostituita da una forma di governo democratico in tutti i Paesi che ancora non ce l'hanno".

Dall'articolo di Renato Pera "Esportare democrazia ma non con la forza", sul Giornale del 7 dicembre 2003.

sul Corriere della Sera

Alla fine, anche se non ufficialmente, si parla pure dell'intervista rilasciata al New York Times dal primo ministro (che citava, secondo la versione giunta ai giornali italiani, eventuali modifiche al diritto internazionale sulla sovranità degli Stati per consentire l'"esportazione della democrazia" con le armi). A metà mattina giunge da Roma, dalla manifestazione sulle pensioni, la replica di Massimo D'Alema: "Mi sembra che Berlusconi parli in modo pericoloso, venga in Parlamento a spiegarsi". Poi, da Tunisi, controreplica di Berlusconi: "Ho detto che la libertà è da esportare non con le guerre ma con l'informazione, la cultura, la collaborazione economica. Se poi qualcuno vuole capovolgere la verità... Comunque, il vero problema è adeguare gli organismi internazionali alla nuova situazione e ai cambiamenti del diritto".

Da un articolo di Luigi Offeddu (Martino: "In Parlamento un nuovo codice penale per tutti i nostri militari "), pubblicato sul Corriere della Sera il 7 dicembre 2003.

sul Sole 24 Ore

Anche per l'intervista al "New York Times" si sente frainteso. Non ha mai detto che "bisogna esportare la democrazia con la forza" come hanno lasciato intendere sia il presidente dei Ds Massimo D'Alema che il presidente della Margherita, Francesco Rutelli. "Quella - dice - è un'interpretazione maliziosa di cose che non ho detto; se poi c'è gente che come professionalità ha quella di capovolgere la realtà, si accomodi".

In altre parole, secondo il responsabile dell'esecutivo italiano, "la libertà e la democrazia si devono esportare ma non con la guerra, la guerra non dovrebbe considerarsi uno strumento per esportare la democrazia. Solo queste - aggiunge Berlusconi - sono state le mie parole al "New York Times"".

Scrive l'inviato a Tunisi del Sole 24 Ore, Gerardo Pelosi, nell'articolo "La guerra non esporta democrazia", pubblicato sul quotidiano della Confindustria il 7 dicembre 2003.

sul Tg3

Il Tg3 intervista Silvio Berlusconi a margine del vertice di Tunisi e chiede "chiarimenti" sulle dichiarazioni del premier al New York Times. Domanda l'inviata Mariella Venditti, nell’edizione di ieri sera del telegiornale della terza rete Rai: "Che vuol dire esportare la democrazia con la forza?". Berlusconi replica stizzito: "Questa è un’interpretazione maliziosa di cose che non ho detto, come al solito. Io ho detto che la forza deve essere esclusa... perché la forza contrasta con la pace".

Incalza la giornalista: "Scusi se insisto, ma le reazioni in Italia, D'Alema e Rutelli, parlano di sue affermazioni pericolose. Che vuol dire che gli Stati possono non essere inviolabili?". Berlusconi: "Scusi, io non ho detto quello». Si lancia in una lunga spiegazione così conclusa: "Se poi c'è gente che ha come professionalità quella di capovolgere la realtà, si accomodino...". La Venditti accenna a fare un'altra domanda, ma il premier interrompe il botta e risposta andandosene. Destinazione Hammamet.

Dall'articolo "Il Tg3 incalza il premier sul caso New York Times", sull'Unità del 7 dicembre 2003.

su Camillo-Foglio

Grande Cav, il premier più di sinistra della storia italiana.

Così Christian Rocca segnala su Camillo l'intervista di Berlusconi al New York Times e l'articolo di Repubblica sulle smentite del Cavaliere.

sulla Stampa

"La nozione di guerra preventiva va ripensata e rimodulata anche perché il diritto internazionale si va evolvendo, anche a seguito della maggiore attenzione alla questione dell'ingerenza umanitaria", osserva il presidente del Senato Marcello Pera al seminario sui rapporti Europa-Usa che si è svolto ieri a Lucca.

"La legge penale militare italiana - che risale al 1941 ed è basata sulla distinzione fra guerra e pace - cambierà presto, per adeguarsi alla nuova situazione internazionale, al diritto umanitario e all'esistenza della Corte Penale internazionale", sostiene il ministro della Difesa Antonio Martino, alludendo a un nuovo provvedimento in materia già in Parlamento.

Da un articolo di Maria Grazia Bruzzone, "Martino: cambieremo il codice penale militare", sulla Stampa del 7 dicembre 2003.

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