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Ipse Blog

settembre 2003

canealcomputer

Evaso dal canile

Un cane che morde un uomo non fa notizia,
un uomo che morde un cane sì.
Una volta si diceva così, poi è arrivato Pit Bull.
Un cane che evade da un canile non fa notizia,
un uomo che evade dal carcere sì.
Una volta si diceva così. Poi è arrivato Ipse.

Sì, lo confesso: sono evaso dal canile dei blog. Ma solo per poco: Già provo un po' di nostalgia per quei simpatici compagni, quei teneri cuccioli di blog abbandonati, e le buone ciotole piene di fuffa fumante, un caldo rifugio, amore e comprensione...

4 aprile 2003

Dal fronte

Altarino di guerra nel deserto iracheno.

Da where the planet makes fun of g.w, di dead_petroma.

30 marzo 2003

Il Talmud, Internet e il processo di Biscardi

Nel suo libro Il Talmud e Internet, Jonathan Rosen sostiene che l'ordine tipografico del Talmud, con la perfetta disposizione sulla pagina della Misnah, della Gemara e degli innumerevoli commenti e repertori successivi, costituisce un vero e proprio ipertesto ante litteram che già nel Cinquecento era navigabile in modo non molto diverso da una pagina web.

Tra i due - avverte Rosen - c'è però una differenza fondamentale: il Talmud può essere definito come un'enciclopedia per associazioni di idee, che rispetto al World Wide Web dispone in più di un "centro morale" che funge da indispensabile elemento di coesione. Invece, il principio generale del web è l'accumulo.

Forse un po' superficialmente, Rosen sostiene che scegliersi un percorso proprio, in Internet, è per lo più un'illusione: per andare avanti basta cliccare su qualsiasi link. "Il Talmud, al contrario, obbliga alla riflessione, alla ricerca dei passaggi concettuali, a scelte di percorso che sono necessariamente personali", scrive. "Il Talmud stesso è il frutto di secoli di scelte; mentre il web, almeno per ora, non seleziona praticamente nulla".

La navigazione del Talmud è dunque anche una ricerca della propria identità attraverso la memoria. E secondo Rosen, la memoria è l'unica cosa che conta nella vita: "Memoria nel senso di vita partecipata e vissuta, sentimento di un passato condiviso", precisa, "ma anche sforzo mnemonico, gioco di società, ricostruzione individuale e collettiva dei nomi, degli avvenimenti, delle durate, delle filastrocche, delle canzoni, delle squadre, dei campionati; e infine massimo criterio organizzativo che sia possibile e consigliabile applicare in hac lacrimarum valle".

Sull'ultimo numero del semestrale Materia Judaica, Piero Capelli sviluppa queste tesi di Rosen tracciando un parallelo fra Il Talmud e Internet e Il più mancino dei tiri, un'elegante divagazione pubblicata nel 1995 da Edmondo Berselli, direttore della rivista Il Mulino, che ripercorre il divenire dell'identità italiana dal secondo dopoguerra in avanti attraverso la storia del nostro campionato di calcio.

A differenza dell'anarchica accumulazione di contenuti del web, la mitologia calcistica ha però una sua coerenza interna, un suo "centro morale". Se si accetta l'interpretazione di Capelli, si deve dunque convenire che sono la Gazzetta dello Sport, la Domenica sportiva, il Processo del lunedì e le figurine Panini il moderno Talmud degli italiani.

"Il principio delle unità che costituiscono il Talmud è la chiarificazione di un problema attraverso il confronto tra punti di vista appartenenti non solo ad autorità diverse, ma anche a diverse epoche", avverte Capelli-Rosen. "Questo confronto non segue schemi dialettici tendenti a una sintesi; al nostro occhio si risolve per lo più in un'elencazione di opinioni giustapposte, al termine delle quali, dopo serie a volte sterminate di distinguo e di approfondimenti, si passa a un argomento diverso e a una diversa unità, con passaggi logici che non sono quelli occidentali, né classici né moderni". Esattamente come nelle trasmissioni di Aldo Biscardi.

Un'analisi dell'impaginazione tradizionale del Talmud che evidenzia il suo carattere ipertestuale è proposta da A Page from the Babylonian Talmud di Eliezer Segal. Un esempio di pagina si trova anche in Hypertext feature of the Talmud.

28 marzo 2003

Cara vecchia censura

Ci sono state epoche in cui non si potevano ascoltare Crapa pelada e Pippo non lo sa, e poi Modugno ("nun me 'mporta 'e chi t'ha avuto") e Il cielo in una stanza, e i brani di Celentano, Gaber e Dalla venivano "corretti". Saint Louis Blues diventava La tristezza di San Luigi e le gambe della ballerine dovevano essere inguainate in calzamaglie a righe. Non era lecito dire "alcova", "divorzio", "verginità", "gozzoviglie", e neppure "membri del Parlamento" o "amante della libertà". Si tagliavano i versi di Carducci e Pascarella, le commedie di Eduardo e La dolce vita. I gialli dovevano essere ambientati in Sudamerica, uno sketch sugli infortuni sul lavoro si pagava con il licenziamento da Canzonissima e si bruciavano gli archivi con i filmati delle manifestazioni sindacali.

Difficile rimpiangere queste epoche passate. Lo fa Aldo Grasso, sulla base di una soprendente motivazione stilistica: "Cara, vecchia censura, così visibile ed esplicita da mettersi in ridicolo da sola, così rigida da creare alternative retoriche di grande pregio linguistico, dall'allusione alla reticenza, dalla parafrasi alla sineddoche!".

Dalla prefazione di "Proibitissimo! Censori e censurati della radiotelevisione italiana", di Menico Caroli, pubblicato da Garzanti Libri. Ricercatore di filologia classica ed esperto di storia della canzone d'autore, Caroli ha scritto vari libri sulla censura, tra cui "Eufemismi e tabù" e "Il silenzio degli usignoli". Nella foto, The Censor, un disegno di Bryan Talbot, tratto da The Official Bryan Talbot Fanpage.

25 marzo 2003

La Jeune-Fille e la sua immagine

"Mi hanno ferito in quel che ho di più caro: la mia immagine" (Silvio Berlusconi). La Jeune-Fille vive sempre in coppia: con la sua immagine.

Figura della giovinezza e della femminilità, la Jeune-Fille (espressione che sarebbe fuorviante tradurre con fanciulla, ragazza o giovinetta) trae origine dal fallimento del femminismo, travolto dalla mercificazione totale. Buona soltanto a consumare (tempo libero o lavoro non importa) la Jeune-Fille è nello stesso tempo il più lussuoso dei beni di consumo attualmente in circolazione, la merce-faro che serve a vendere tutte le altre, il sogno finalmente realizzato del più stravagante dei commercianti: la merce autonoma, che parla e cammina, la cosa finalmente vivente.

Secoli di lavoro instancabile di generazioni di bottegai trovano il loro coronamento geniale nella Jeune-Fille. Ma questa come si manifesta? Per cominciare, l'apparenza della Jeune-Fille è la Jeune-Fille stessa, tra le due non c'è niente. Poi, c'è qualcosa di professionale in tutto ciò che fa la Jeune-Fille, la quale concepisce la propria esistenza come un problema di gestione. Gelosa proprietaria del suo corpo, la Jeune-Fille ("velina", indossatrice, pubblicitaria, quadro o animatrice) vende oggi la sua "forza di seduzione" come un tempo la "forza di lavoro". Anche i suoi amori sono un lavoro, e come ogni lavoro sono diventati precari... Infine, la Jeune-Fille non invecchia, si decompone.

Da Tiqqun, "Per una teoria della Jeune-Fille", Bollati Boringhieri, 2003. Tiqqun è un collettivo che pubblica a Parigi l'omonima rivista, "Organo di collegamento all'interno del Partito immaginario". Nella foto, "Jeune fille en vert", un dipinto del 1932 di Tamara de Lempicka, tratto da Museum Masters International.

21 marzo 2003

More money = more fear

Criminalità, attacchi terroristici, malattie, contaminazioni, cibi geneticamente modificati: sono alcune delle paure che affliggono i consumatori europei. Lo afferma uno studio di Datamonitor, società britannica di analisi di mercato. L'indagine rivela che sono soprattutto gli anziani, i giovani genitori e le persone abbienti ad avere piú paura. Se la presenza delle prime due categorie nella lista degli "insicuri" è abbastanza scontata, sorprende invece il crescere dei timori in proporzione al reddito, una tendenza che Datamonitor ha riassunto nell'equazione "more money = more fear". Una possibile spiegazione è questa: le paure alimentari sono un lusso che i non abbienti non si possono permettere.

20 marzo 2003

Indiana Jones e la guerra al terrore

Per i suoi "generatori combinati" (vedi il post del 18 febbraio), Phibbi.com si è ispirato, come rivela lui stesso, a un sito americano, dack.com, e al suo Web Economy Bullshit Generator.

A volte dack.com ha idee geniali come questa, ma non è uno dei tanti vacui siti demenziali. In genere si occupa di web, golf, film, musica e altro. Da febbraio poi si è concentrato sul tema della guerra (il titolo della serie è "The Warlog - All War, All the Time"), con analisi e spunti decisamenti originali. Lo cura (dal 1999) Dack Ragus, che ha inventato anche il Cell Phone Theater, il teatro per i telefonini: animazioni da 10 secondi per telefoni cellulari, ispirate a film famosi come Indiana Jones.

Dall'ottobre 2001 Dack pubblica anche un archivio sulla "guerra al terrore", Warlog Features, basato su articoli ripresi dalle agenzie di stampa e delle altre maggiori fonti di informazione.

18 marzo 2003

Ma i siti sono organi di informazione?

È ormai abitudine diffusa usare Internet al posto delle agenzie. Con la differenza che le agenzie si pagano, Internet no. Le agenzie si citano, i siti no. E che le agenzie siano "organi d'informazione ufficiali" è pienamente assodato, che lo siano i siti, anche se testate registrate e con giornalisti al proprio interno, no. Anzi non sono quasi neanche considerati "organi d'informazione".

Lo afferma Alberto D'Ottavi, direttore editoriale di ZDNet.it, nel forum di discussione dei giornalisti di Quartopotere.


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Febbraio 2003 e prima > La coda del Game Boy. I Generatori Combinatori di Phibbi. Viva il blog, abbasso il marketing. Ottimismo Non Usuale (Onu). Quei comunisti dei puffi. Su Fotolog si parla con le immagini.

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