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31 dicembre 2002

Il futuro è dei blog, dei vlog o dei mob weblog?

Mentre da noi si discetta ancora sulla "novità" dei blog, negli Stati Uniti la discussione, alquanto animata, riguarda già i weblog 3G: i video blog o vlog o blog di terza generazione che dir si voglia.

Su InstaPundit.com, Glenn Reynolds sostiene che i blog stanno cominciando ad andare oltre la loro iniziale forma text-only, che ancora oggi è la più diffusa: "Penso che nel 2003 il calo dei prezzi dei sistemi di memorizzazione dei dati (hard disk, dvd, ecc.), della banda e delle videocamere digitali avrà come risultato la trasformazione multimediale dei weblog". Secondo Reynolds, i blogger metteranno cioè sempre più foto e filmati nei loro siti.

Jeff Jarvis, che è considerato il primo video blogger americano (cioè probabilmente mondiale) ed ha passato le vacanze di fine anno a studiare la questione (lo racconta nel suo blog BuzzMachine), è ancora più ottimista. Il futuro - sostiene - non sarà solo dei vlog ma anche del "mob blogging", cioè dei weblog accessibili da apparecchi mobili, come i palmari e i telefonini di nuova generazione.

David Galbraith ipotizza addirittura la prossima nascita dei "bloggerazzi", la versione blog dei paparazzi della Dolce Vita: blogger armati cioè di telefono cellulare con videocamera digitale che scattano foto di celebrità e le pubblicano immediatamente sul loro weblog grazie a un "sms to blog gateway" (ancora da inventare).

Justin Katz di Dust in the Light è meno ottimista e più prudente. La sua principale obiezione a chi prevede una prossima diffusione di massa dei vlog è che i video blog hanno delle limitazioni rispetto ai tradizionali weblog. Ad esempio il video non consente di fare link, uno degli ingredenti fondamentali del successo non solo dei blog ma di tutto il web. Il secondo problema, secondo Katz, è che i video non sono per niente facili da "citare": per copiarli da un sito e inserirli in un'altro bisogna usare diversi programmi e la procedura è abbastanza complessa, almeno per il momento. Terzo, i costi per l'attrezzatura non sono ancora alla portata di tutti. Ultimo problema, lavorare con i video richiede tempi più lunghi rispetto ai semplici testi e non tutti hanno tempo da perdere.

Jarvis ha replicato a queste obiezioni affermando che le tecnologie per realizare facilmente i video blog stanno per arrivare, anche grazie ai fondi stanziati dal governo americano per lo sviluppo tecnologico. In un post del 31 dicembre su BuzzMachine, Jarvis fa il punto sulle cose più interessanti prodotte finora sul tema dei vlog e presenta i risultati delle sue ultime ricerche in materia, tra cui un video blog alquanto complesso, realizzato in collaborazione con Screenblast del gruppo Sony.

Glenn Reynolds è professore di legge all'University del Tennessee, appassionato di musica (Creedence Clearwater Revival) e autore di libri e articoli in cui si occupa soprattutto del rapporto tra le tecnologie avanzate e la libertà individuale. Il suo InstaPundit.com è stato definito dalla Pravda "Il New York Times dei blogger" (lo dice lui...).

Jeff Jarvis è presidente e direttore creativo di Advance.net (Internet company della Advance Pubblications, il gruppo editoriale che possiede la Condé Nast); in precedenza è stato critico televisivo di TV Guide e di People, ideatore di Entertainment Weekly (edizione domenicale del NY Daily News) ed editorialista al San Francisco Examiner. Nel suo weblog, BuzzMachine, ha fatto i primi semplici esperimenti di vlog.

David Galbraith, scozzese, residente a San Francisco, architetto, è uno dei fondatori di Moreover e di Origins.net e uno degli autori di RSS 1.0. Il suo weblog è davidgalbraith.org.

Justin Katz è un consulente: con la sua Timshel Arts, si occupa di progetti nel campo della scrittura, della musica e del graphic design. Katz, come abbiamo visto, è un po' scettico sui possibili sviluppi multimediali dei blog; su Dust in the Light propone comunque un interessante esempio di vlog.

30 dicembre 2002

I blog sono di destra o di sinistra?

In Italia la domanda sembra un po' oziosa. Negli Stati Uniti invece ci si chiede seriamente come mai la maggioranza dei weblog sono di destra. Secondo Mickey Kaus, i motivi sono tre:

Primo, per reazione al fatto che i media americani sono prevalentemente di sinistra. Perchè mai uno di sinistra dovrebbere fare il blogger quando ha a disposizione il New York Times? In altre parole i weblog di destra rappresentano una reazione ai grandi media liberal.
Secondo, c'è forse qualcosa nella tecnologia che rende la gente più "libertaria" e "razionale"
(due concetti che evidentemente Kaus considera di destra).
Terzo, le persone di destra sono in genere più arrabbiate: contro l'influenza dei media, contro il mondo. Ma è difficile credere che resteranno così arrabbiate per molto, ora che al governo ci sono i conservatori. Adesso probabilmente comincerà ad arrabbiarsi anche chi è di sinistra, visto che il governo gli volta le spalle.

Il blog di Mickey Kaus, Kausfile, fa parte di Slate, il giornale online di Microsoft, fondato nel 1996 da Michael Kinsley. Nella foto, Hate.black di Roman Duszek, dal sito dell'Aiga, American Institute of Graphic Arts.

26 dicembre 2002

Verità giornalistiche

Nel 1940 Giovanni Ansaldo dirigeva Il Telegrafo, il quotidiano livornese di proprietà di Galeazzo Ciano; tutti i giorni inoltre andava alla radio a fare propaganda in vista della "vittoria finale". Racconta di lui Edgardo Sogno:

Con Ansaldo diventammo amici, ogni volta che scendevo in treno a Roma passavo da Livorno a trovarlo. Non era rozzo come Appelius, era sottile nel confutare e ribaltare le parole di Churchill e dello Stato maggiore britannico.
Pur sapendo che avevano ragione loro.
Io gli chiesi: "Giovannino, come fai? Io e te parliamo da antifascisti puri, poi tu vai alla radio e dici il contrario". Lui mi rispose: "In quel che dico alla radio e in quel che scrivo ci credo come nella prima cosa che faccio al gabinetto il mattino".

Da "Testamento di un anticomunista. Dalla resitenza al golpe bianco", di Edgardo Sogno con Aldo Cazzullo, Mondadori, 2000.

Il mentitore

Un tizio va tra la gente e dice: "Io mento sempre". La gente risponde: "Bene, allora possiamo fidarci di te". Ma non potrebbe darsi che lui intenda quello che ha detto? Non c'è la sensazione che non sia capace di dire realmente qualcosa di vero, qualunque cosa dica? "Io mento sempre". "Ebbene che cosa si doveva dire di questa proposizione?". "Anche questa era menzogna". "Ma allora tu non menti sempre". "Ma sì, sono tutte menzogne".
Di quest'uomo diremmo, forse, che con "vero" e "mentire" non intende la stessa cosa che intendiamo noi. Forse intende una cosa del genere: quello che dice oscilla; oppure: niente viene proprio dal cuore. Si potrebbe anche dire: il suo "mento sempre" non era una vera e propria asserzione. Piuttosto, era un'esclamazione. Si può dunque dire: "Se non ha enunciato quella proposizione senza pensarci, allora deve aver inteso le parole in questo modo così e così; e non potrebbe averle intese nel modo consueto?".

Ludwig Wittgenstein, Osservazioni sopra i fondamenti della matematica. La citazione è tratta dai percorsi tematici dell'Emsf, l'Enciclopedia multimediale di scienze filosofiche della Rai.

21 dicembre 2002

Così vanitoso, democratico, bugiardo

Giuliano Ferrara ritorna su un concetto cruciale della morale politico-giornalistica dei nuovi foglianti: quello di bugia, su cui l'Elefantino si era già espresso qualche mese fa con una delle sue illuminanti notazioni.

Anche il mio amato Cav. conosce la bugia e l'ipocrisia, come chiunque frequenti la vita pubblica, me compreso. Ma l'effetto finale non è mai come nel suo caso (il riferimento è a Carlo De Benedetti: ndr), quello di un uomo che si copre, che non dichiara le sue intenzioni, che coltiva sogni impossibili. Quando mente Berlusconi mente un uomo che si espone, che rischia, che non dà lezioni neanche quando si mette in testa il cappello di Napoleone. Perché la vanità è democratica, il narcisismo no.

La citazione è tratta da un articolo, firmato dall'Elefantino sul Foglio del 16 dicembre 2002, che commenta l'intervista concessa due giorni prima da Carlo De Benedetti al Corriere della Sera. Nell'intervista, presentata dal Corriere come il "manifesto" del nuovo movimento Giustizia e libertà, De Benedetti sollecita una reazione della società civile contro "l'improvvisazione, la demagogia e il populismo" verso cui il Paese sta scivolando. L'idea della "vanità democratica" (corollario della maieutica rovesciata della bugia) Ferrara l'ha ripetuta anche il 20 dicembre durante la trasmissione "Chiambretti c'è" su Raidue.

Il ritratto di Louis XVI (un olio di Joseph-Siffred Duplessis, pittore di corte della monarchia francese nella seconda metà del diciottesimo secolo) è preso da una pagina del Journal du Collège J. Racine: Louis XVI, du monarque absolu au roi guillotiné.

Il mercato sadomasochista

L'inganno - dalla bugia fino a certa pubblicità - come ogni violenza, non comunica. Nella misura in cui la merce-trasmissione è guasta, o comunque falsa, in sè non suscita comunicazione. Un mercato la chiede? Significa che esiste anche un mercato sadomasochista.

Lo scrive Danilo Dolci in una sua opera del 1988, "Dal trasmettere al comunicare", pubblicata dalle Edizioni Sonda di Torino. La citazione è tratta da Danilo Dolci e la dimensione utopica di Livio Ghersi. Da notare il legame tra la "dimensione utopica" di Dolci e i "sogni impossibili" attribuiti da Ferrara a De Benedetti.

14 dicembre 2002

Le faccine di Interblog ora hanno un nome

Non sono più solo sei faccine bitmap. Dal 12 dicembre i blogger dell'Internazionale hanno un nome e un cognome. Merito forse di Tina Spacey, la blog-designer, che qui racconta (con il suo solito stile) la storia di Interblog.

Tutto è nato in una notte buia e tempestosa di un anno fa, quando il direttur, illuminato come una lampadina, ha esordito: mettiamo i blog nel prossimo internaz online!
Noi ci siamo guardati confusi, mormorando, ha detto bhog? blog? forse ha detto frog, vuole delle rane online?!
Da lì è cominciata una ricerca spasmodica nella rete cercando di capire cosa significasse avere delle rane online, e ci siamo resi conto che con un blog avremmo potuto scrivere tutte quelle cose che leggevamo quotidianamente, ma che per problemi di spazio non potevano essere pubblicate su Internaz.
Tra rane e faccine bitmap il passo verso gli pseudonimi è stato breve, ma alla fine ci siamo resi conto che non aveva molto senso. E così siamo tornati ai nomi originali, chi più chi meno.
Dietro le faccine ci sono le stesse faccine che lavorano al giornale, devo dire anche abbastanza somiglianti. Solo che siamo a colori.

Piacere, sono Nerd

C'è già una novità a Interbloglandia: al posto di Cina (che poi era la storia di Ma Yan) ora c'è Nerdland, il nuovo weblog di Piero Zardo, che esordisce con questa presentazione: "Piacere, sono Nerd, il fanatico di tecnologie. Se esco con una ragazza mi porto dietro il computer portatile". Beh, in realtà non dice proprio così: l'originale è più divertente. Da leggere. Se poi vi viene un dubbio ("Sarò anch'io un nerd?"), fatevi il Nerd Purity Test e avrete la risposta.

A proposito di rane (e di nerd)

Un giorno, un ragazzo stava attraversando la strada quando una rana lo chiamò e gli disse: "Se mi dai un bacio mi trasformerò in una bellissima principessa".
Il ragazzo si chinò, prese la rana e se la mise in tasca.
La rana parlò ancora e disse: "Se mi dai un bacio e mi fai ritornare una bellissima principessa, resterò con te per una settimana".
Il ragazzo tirò fuori la rana, sorrise e se la rimise in tasca.
La rana allora gridò: "Se mi dai un bacio e mi fai ritornare una principessa, starò con te e farò TUTTO ciò che vorrai".
Di nuovo il ragazzo tirò fuori la rana, sorrise e la rimise in tasca.
Alla fine la rana chiese: "Cos'è questa storia? Ti ho detto che sono una bellissima principessa, che resterò con te una settimana e che farò TUTTO ciò che vorrai; perchè non mi dai un bacio"?
Il ragazzo rispose: "Vedi, io sono un programmatore di computer, non ho tempo per le ragazze, ma una rana parlante è proprio il massimo".

Da una email di Paul Haggard del 28 dicembre 1995, citata da Anders Sandberg in Weird Texts and Images. Il disegno della rana nella tasca è tratto da The Somewhat Amusing World of Frogs di Craig Latham, "senior lecturer" alla School of Accounting della Charles Sturt University di Bathurst, in Australia.

12 dicembre 2002

I frivoli figli del Foglio

Lieta novella al Foglio: è nato un nuovo blogghino, Camillo. Complimenti al papà Christian Rocca (la mamma non sappiamo chi sia). Così finalmente Wittgenstein ha un fratellino. E tanti auguri anche a nonno Giuliano.
In un suo articolo sul Foglio, il papà di Wittgenstein, Luca Sofri, raccontando della nascita di Camillo spiega che "lo sdoganamento della prima persona, delle frivolezze e delle corrispondenze al servizio dell'informazione è ormai completo".
Sì, d'accordo. Ma spiegatemi questo: se Wittgenstein e Camillo sono fratelli, come mai hanno due padri diversi e lo stesso nonno?

Sei faccine bitmap

All'Internazionale probabilmente vogliono entrare nel Guinness dei primati come il giornale più blogifico. In un colpo solo hanno inaugurato sei nuovi blog, tutti ospitati nella sezione Interblog del sito del settimanale: SpaceyBlog, Cina, BlogNote, Lubeblog, Radioblog, RomanBlog. Gli autori sono molto riservati e si firmano solo con pseudonimi. Salvo la designer-pittrice Tina Spacey che per il biancastro sito dell'Internazionale ha abbandonato il suo colorato Spaceyblog di Blogspot. Chi si nasconde dietro le altre enigmatiche faccine bitmap? Roman, Alberto, Giovanna, Lube...

Nella foto, una pseudo copertina del settimanale sul "meglio dei giornali di tutto il mondo".

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